Inflammaging

il legame tra infiammazione cronica e invecchiamento

L'invecchiamento è un processo che conduce verso un declino generalizzato delle funzioni fisiologiche dell'organismo. A contribuire a questo fenomeno sono caratteristiche individuali (genetica inclusa) su cui agiscono fattori esterni come lo stile di vita, l'alimentazione e l'assunzione di farmaci.

Anche l'infiammazione gioca un ruolo importante nei fenomeni di invecchiamento; non a caso si tratta di una caratteristica comune alle malattie associate all'avanzare dell'età. Esiste addirittura un termine specifico per riferirsi a quella forma di infiammazione cronica di basso grado, non associata a infezioni, che si sviluppa proprio durante l'invecchiamento: inflammaging.

L'inflammaging è scatenato principalmente da segnali provenienti dall'interno dell'organismo (per questo detti “endogeni”), come la presenza di detriti derivanti dalla morte delle cellule o di proteine ossidate o dalla conformazione anomala, che hanno come effetto l'attivazione cronica del sistema immunitario – un fenomeno che può risultare dannoso.
I fattori che possono contribuire alla sua comparsa (danni alle macromolecole dell'organismo, metabolismo, epigenetica, stress, equilibrio delle proteine e attività delle cellule staminali) sono interconnessi fra di loro e formano un'intricata rete di elementi in grado di influenzarsi fra loro al centro della quale è presente proprio l'infiammazione.

I meccanismi cellulari e molecolari alla base dell'inflammaging includono:

- la senescenza delle cellule;
- il malfunzionamento dei mitocondri (le centrali energetiche delle cellule);
- il malfunzionamento dei meccanismi di autofagia e di degradazione dei mitocondri;
- l'attivazione dell'inflammasoma (il complesso multiproteico intracellulare che identifica i fattori di stress biologici e non biologici);
- il malfunzionamento del sistema che controlla la degradazione delle proteine;
- l'attivazione della risposta ai danni al DNA;
- le alterazioni della composizione del microbiota (le cosiddette disbiosi);
- l'eccesso di nutrienti e la superalimentazione (cioè un'alimentazione eccessiva rispetto ai fabbisogni dell'organismo).
Questi ultimi possono scatenare un tipo specifico di infiammazione cronica che prende il nome di metaflammation (infiammazione metabolica) associata a disturbi metabolici come l'obesità e il diabete di tipo 2.

Il livello di infiammazione aumenta progressivamente in un arco di tempo che può variare da anni a decenni, a seconda delle caratteristiche genetiche e anatomiche, dalla storia immunologica e dallo stile di vita di ciascun individuo.
Nel frattempo, l'eccesso di nutrienti e la sovralimentazione promuovono l'inflammaging, e l'infiammazione metabolica contribuisce alla comparsa della resistenza all'insulina, attivando risposte infiammatorie che colpiscono organi e tessuti come il cervello, i muscoli, il pancreas, il fegato e l'adipe.

Tutti gli stimoli che promuovo l'inflammaging convergono su un numero limitato di molecole che attivando l'immunità innata scatenano l'infiammazione e una risposta a livello metabolico. Fino alla mezza età questo processo è fondamentale per la sopravvivenza dell'organismo; spesso, però, l'invecchiamento è associato a un aumento della risposta infiammatoria che in età post-riproduttiva può risultare deleterio.
Insieme all'iperattivazione delle risposte immunitarie, l'aumento e l'accumulo di cellule senescenti gioca un ruolo fondamentale in questo fenomeno; per di più, con l'avanzare dell'età la capacità di risolvere l'infiammazione diminuisce, e secondo la cosiddetta teoria del garbaging l'invecchiamento è associato anche a una progressiva compromissione della capacità di eliminare i detriti cellulari che promuove, ancora una volta, l'inflammaging.

A giocare un ruolo fondamentale nell'infiammazione metabolica sono i grassi di origine alimentare, che sono stati associati all'aumento dello stress ossidativo e di citochine come l'interleuchina 6. Un pasto ricco di grassi porta anche all'aumento dei livelli ematici di lipopolisaccaride (LPS), tossina di origine batterica nota per il suo ruolo nella sepsi.
Questo fenomeno genera uno stato associato ad infiammazione di basso grado e allo sviluppo di disturbi cardiometabolici noto come endotossiemia metabolica. Infine, un'alimentazione ricca di grassi può alterare la composizione del microbiota intestinale, promuovendo un'aumento della produzione di LPS.

Anche l'abitudine a pasti irregolari può dare il suo contributo alla comparsa di alterazioni del metabolismo e delle risposte infiammatorie, mentre un'alimentazione densa di nutrienti induce l'aumento delle dimensioni degli adipociti fino al raggiungimento di un punto critico in cui anche queste cellule contribuiscono all'infiammazione metabolica.

In questo quadro, l'aumento dei livelli di citochine proinfiammatorie, unito alla riduzione delle funzioni immunitarie associata dallo stato di infiammazione cronica di basso grado, influenza negativamente il metabolismo, la densità ossea, la forza, la resistenza all'esercizio, l'apparato vascolare, le funzioni cognitive e l'umore.
Per questo fra le patologie associate all'inflammaging sono incluse, fra le altre, il diabete, le malattie cardiovascolari, l'osteoporosi e la demenza.