L’invecchiamento non altera solo organi e tessuti ma anche il microbiota, ossia la comunità di microbi che vive all’interno dell’organismo e sulla sua superficie. Alcuni cambiamenti di questa popolazione microbica dipendono dallo stile di vita; altri sono invece una conseguenza dello scorrere degli anni. Agire su di essi può aiutare a invecchiare mantenendosi in salute.
L’analisi del microbioma permette di identificare eventuali alterazioni del microbiota studiando i suoi geni e di individuare, di conseguenza, le strategie più adatte per promuovere un buono stato di salute agendo sui disequilibri rilevati.
Invecchiamento e alterazioni del microbiota intestinale
Durante l’invecchiamento il microbiota intestinale va incontro a diverse modifiche:
- la sua capacità di fermentare i carboidrati diminuisce;
- riesce a fermentare meglio le proteine;
- la sua diversità si riduce, e alcune specie di microbi aumentano rispetto ad altre.
Fra gli esempi di batteri del microbiota intestinale che possono variare durante l’invecchiamento sono inclusi:
- i Proteobacteria, associati all’infiammazione (locale e sistemica)
- Akkermansia muciniphila, responsabile della degradazione della mucina (uno dei componenti della barriera intestinale)
- i bifidobatteri, fermenti lattici alleati della salute
- Escherichia coli, un batterio potenzialmente patogeno
- i microbi produttori di butirrato, molecola che partecipa alla regolazione dell’infiammazione.

Alcuni dei cambiamenti rilevabili con l’analisi del microbioma sono caratteristiche fondamentali del microbiota nella terza età e non possono essere modificate significativamente agendo dall’esterno. Su altri è invece possibile agire giocando sullo stile di vita, per esempio sull’alimentazione e sull’assunzione di farmaci che influenzano lo stato della flora intestinale.
Le disbiosi intestinali nell'invecchiamento
Le disbiosi intestinali (alterazioni del microbiota intestinale) che si verificano durante l’invecchiamento possono essere causate da:
- un’alimentazione poco varia
- un aumento del consumo di zuccheri
- un aumento del consumo di grassi
- una riduzione del consumo di alimenti di origine vegetale
- una riduzione del consumo di alimenti salutari
- uno stile di vita poco sano
A loro volta, le disbiosi intestinali sono associate a:
- degenerazione del sistema nervoso associato all’intestino
- alterazioni della motilità intestinale
- riduzione della barriera intestinale
- aumento della permeabilità intestinale

Microbiota intestinale e inflammaging
Le alterazioni del microbiota intestinale partecipano anche allo sviluppo e al mantenimento del cosiddetto inflammaging, lo stato di infiammazione di basso grado associato all’invecchiamento.
Infatti la compromissione della barriera e della permeabilità intestinali può portare al passaggio nel sangue di molecole derivanti dal microbiota. Queste molecole possono creare uno stato pronfiammatorio attivando una particolare classe di globuli bianchi (i macrofagi) e aumentare così il rischio di aterosclerosi. A sua volta, l’aterosclerosi è associata alle malattie cardiovascolari e alla demenza vascolare.
Inoltre le disbiosi intestinali associate all’invecchiamento possono mettere in pericolo le capacità cognitive provocando variazioni di molecole associate all’infiammazione (citochine) e di particolari acidi grassi (detti “acidi grassi a catena corta”). Infine, possono essere associate alla liberazione di una tossina (il lipopolisaccaride, LPS) che promuove la formazione della proteina beta-amiloide responsabile dell’Alzheimer.
Quando effettuare l'analisi del microbioma
L’analisi del microbioma con MICROBALANCE di Bioscience Institute durante l’invecchiamento è particolarmente indicata in caso di:
- problemi intestinali (colite, diarrea, stitichezza, flatulenza, irregolarità intestinale)
- infezioni genito-urinarie (cistite, uretrite, candidosi)
- menopausa
- fattori di rischio per patologie intestinali o sistemiche
- alimentazione non equilibrata

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