Capire i marcatori dell'infiammazione per valutare i rischi silenziosi e seguirli nel tempo
CYTOXPACE è un test su sangue eseguito con una tecnica biochimica chiamata ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay). Analizza i principali marcatori dell'infiammazione sistemica (IL-2, IL-4, IL-6, IL-10, IL-12, IL-17A, TNFα, IFN-γ e CRP), il cui squilibrio può avere effetti importanti sull'organismo.
Le alterazioni di questi marcatori sono state associate a processi di invecchiamento accelerato, a una maggiore genotossicità e all'instabilità genomica, fattori che aumentano il rischio di insorgenza di malattie. Questo test è uno strumento avanzato per comprendere e monitorare lo stato infiammatorio e permette di impostare interventi mirati, da seguire nel tempo, per tutelare la salute e migliorare il benessere generale.
Cos'è l'infiammazione sistemica
L'esposizione a fattori dannosi come alimenti ultraprocessati, sedentarietà, stress cronico e contaminanti ambientali (inquinanti, radiazioni, micro/nanoplastiche) può causare un danno genotossico e favorire uno stato di infiammazione sistemica.
A differenza dell'infiammazione acuta, che è una risposta localizzata e temporanea, l'infiammazione sistemica sostiene condizioni croniche e degenerative che accelerano l'invecchiamento e aumentano il rischio delle malattie associate.
Questa forma di infiammazione è chiamata anche infiammazione cronica di basso grado.
Salute e fattori di danno
| FATTORE DI DANNO | CONSEGUENZE ED EFFETTI |
|---|---|
| Micro/nanoplastiche | Contribuiscono all'infiammazione e al danno genotossico |
| Inquinanti e radiazioni | Favoriscono il danno cellulare e sistemico |
| Contaminanti ambientali | Possono indurre tossicità genetica |
| Alimenti ultraprocessati | Contribuiscono al danno genotossico |
| Sedentarietà | Favorisce condizioni infiammatorie sistemiche |
| Stress | Aggrava lo stato infiammatorio e il danno cellulare |
Impatto sul DNA
L'infiammazione sistemica compromette la capacità dell'organismo di riparare i danni che il DNA subisce ogni giorno.
Instabilità genomica e genotossicità si manifestano quando il danno al DNA non viene riparato correttamente. Il graduale accumulo di questi danni altera il normale funzionamento di cellule e tessuti e innesca un processo degenerativo progressivo e irreversibile.
Il DNA danneggiato compromette anche l'attività delle cellule staminali presenti negli organi e nei tessuti, riducendone la capacità rigenerativa e quindi la capacità di contrastare l'invecchiamento.
Man mano che le cellule diventano meno efficienti e funzionali, la salute di organi e tessuti peggiora, contribuendo allo sviluppo di malattie degenerative e all'invecchiamento precoce.
Per valutare l'impatto dell'infiammazione sistemica sul DNA, un semplice test che analizza il DNA circolante permette di misurare un eventuale danno genotossico.
Le cause dell'infiammazione sistemica
Quando le cellule subiscono un danno al DNA, possono entrare in uno stato dormiente chiamato senescenza cellulare, che impedisce loro di proliferare e di diffondere il danno.
Le cellule senescenti, però, non sono del tutto inattive: continuano a rilasciare segnali infiammatori e diffondono l'infiammazione in tutto l'organismo attraverso le citochine infiammatorie.
Paradossalmente, il meccanismo di protezione dell'organismo, che blocca la crescita delle cellule danneggiate, può avere un effetto collaterale dannoso: innescare un'infiammazione sistemica.
In presenza di infiammazione sistemica diventa essenziale valutare il numero di cellule senescenti nell'organismo, per poter adottare misure adeguate a eliminarle e seguirne i risultati nel tempo.
1 Danno al DNA Le cellule subiscono un danno al DNA → 2 Induzione della senescenza Le cellule danneggiate entrano in senescenza → 3 Rilascio di citochine Le cellule senescenti rilasciano citochine infiammatorie → 4 Attivazione dell'infiammazione L'infiammazione si diffonde in tutto l'organismo → 5 Adozione di misure Valutazione dei livelli di cellule senescenti
Il ruolo del sistema immunitario
Il sistema immunitario ha un ruolo cruciale nel contrastare l'infiammazione sistemica, perché elimina le cellule senescenti che alimentano i processi infiammatori cronici.
Quando la funzione immunitaria è compromessa, a causa dell'invecchiamento o di alcune malattie, le cellule senescenti si accumulano e contribuiscono alla persistenza dell'infiammazione.
In questi casi è utile indagare le cause alla base dell'infiammazione sistemica analizzando la capacità del sistema immunitario di eliminare le cellule senescenti.
Se emerge uno squilibrio, si possono valutare interventi per rafforzare la funzione immunitaria.
Le conseguenze sulla salute
L'infiammazione cronica contribuisce al deterioramento fisico e psicologico e a condizioni degenerative progressive, perché:
- Favorisce la formazione di placche aterosclerotiche nelle pareti delle arterie, aumentando il rischio di infarto e ictus.
- Compromette la funzione endoteliale, facendo aumentare la pressione arteriosa.
- Contribuisce alle malattie neurodegenerative.
- Influisce negativamente sulle funzioni cognitive, aumentando il rischio di declino cognitivo e demenza.
- Accelera la perdita di massa e forza muscolare (sarcopenia), con effetti sulla mobilità.
- Danneggia la salute delle ossa, aumentando il rischio di osteoporosi e fratture.
- Altera l'attività ormonale, influendo su processi come il metabolismo, la risposta allo stress e la riproduzione, e aumentando il rischio di obesità, diabete e infertilità.
- Crea un ambiente favorevole allo sviluppo e alla progressione del cancro.
- Interferisce con i meccanismi di riparazione del DNA, rendendo le cellule più inclini ad accumulare danni genotossici.
- Favorisce le mutazioni somatiche, compromettendo la stabilità del genoma.
- Riduce la produzione di energia cellulare e aumenta la generazione di specie reattive dell'ossigeno (ROS).
Gli effetti dell'infiammazione cronica
Sviluppo di tumori
Disregolazione dell'attività ormonale
Compromissione della salute delle ossa
Sarcopenia
Formazione di placche aterosclerotiche
Ipertensione
Malattie neurodegenerative
Analisi completa
Il test misura i seguenti biomarcatori dell'infiammazione sistemica:
| BIOMARCATORE | VALORE DI RIFERIMENTO (pg/mL) |
|---|---|
| Interleuchina 2 (IL-2) | 0-0,80 |
| Interleuchina 4 (IL-4) | 0-0,80 |
| Interleuchina 6 (IL-6) | 0-6,00 |
| Interleuchina 10 (IL-10) | 0-2,60 |
| Interleuchina 12 (IL-12) | 0-1,28 |
| Interleuchina 17A (IL-17A) | 0-1,20 |
| Interferone gamma (IFN-γ) | 0-2,70 |
| Fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-α) | 0-11,00 |
| Proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) | < 0,3 |
I biomarcatori nel dettaglio
Interleuchina-2 (IL-2)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-2
L'interleuchina-2 (IL-2) è una citochina coinvolta soprattutto nella regolazione del sistema immunitario, con un ruolo centrale non solo nelle risposte immunitarie ma anche in processi patologici come l'infiammazione sistemica, la genotossicità e la senescenza cellulare.
Un eccesso di IL-2 può contribuire allo sviluppo di malattie autoimmuni, tra cui artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico e tiroidite. Al contrario, livelli ridotti possono indicare una risposta immunitaria compromessa, come avviene nelle immunodeficienze. La valutazione dell'IL-2 è quindi utile per distinguere tra condizioni autoimmuni e infezioni croniche. Inoltre, un'infiammazione sistemica grave associata a livelli elevati di IL-2 può danneggiare il sistema cardiovascolare, causando ipotensione, aritmie o ischemia.
L'attivazione dei linfociti T indotta dall'IL-2 può generare specie reattive dell'ossigeno (ROS), con conseguente danno al DNA e maggiore vulnerabilità allo stress genotossico. Questo fenomeno, che si accentua nei contesti di infiammazione cronica, può portare a errori nella replicazione del DNA e a una riparazione incompleta, favorendo così l'instabilità genomica. L'azione dell'IL-2 sul sistema immunitario, mediata dalla proliferazione cellulare incontrollata e dallo stress ossidativo, ne sottolinea l'importanza nei meccanismi alla base del danno genomico e delle alterazioni della riparazione del DNA.
PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Il danno alle cellule staminali e l'accumulo di lesioni del DNA accelerano l'invecchiamento, compromettendo la capacità di riparazione e rigenerazione dei tessuti. Questo processo porta a un rapido declino delle funzioni dell'organismo e aumenta il rischio di malattie legate all'età.
Interleuchina-4 (IL-4)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-4
Monitorare i livelli di interleuchina-4 (IL-4) è fondamentale per valutare lo stato del sistema immunitario, in particolare nelle condizioni allergiche, infiammatorie, autoimmuni, infettive e oncologiche. Questa citochina ha un ruolo chiave nello sviluppo di malattie allergiche come asma, rinite e dermatite atopica, oltre che nell'anafilassi e nel lupus eritematoso sistemico. Contribuisce inoltre all'infiammazione cronica.
L'IL-4 modella l'ambiente infiammatorio favorendo la produzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS) e di altre molecole tossiche che danneggiano il DNA. Interferisce inoltre con i meccanismi di riparazione del DNA, riducendo la capacità dell'organismo di correggere i danni e aumentando il rischio di mutazioni. L'IL-4 fornisce anche segnali di sopravvivenza alle cellule con DNA compromesso, ostacolandone la morte cellulare programmata (apoptosi) e favorendo la proliferazione di cellule mutate, con un potenziale rischio di trasformazione maligna.
PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Con il declino della funzione e della disponibilità delle cellule staminali, i tessuti perdono la capacità di riparare efficacemente i danni o di sostenere il rinnovamento cellulare. Questo accelera i processi di invecchiamento e aumenta la vulnerabilità alle malattie legate all'età.
L'instabilità genomica, favorita da un ambiente cronicamente infiammato e da livelli elevati di stress genotossico, porta a mutazioni che accelerano il declino funzionale dei tessuti e contribuiscono all'insorgenza di condizioni associate all'età.
In sintesi, sebbene l'IL-4 abbia un ruolo vitale nell'immunità e nella risposta infiammatoria, livelli alterati contribuiscono indirettamente alla genotossicità, all'instabilità genomica e all'esaurimento delle cellule staminali, accelerando così il processo di invecchiamento.
Interleuchina-6 (IL-6)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-6
L'interleuchina-6 (IL-6) ha un ruolo importante in diversi processi immunitari, infiammatori e di risposta allo stress. Viene prodotta in risposta a infezioni, traumi o stimoli immunitari e agisce sia come promotore dell'infiammazione sia come regolatore delle risposte immunitarie. L'IL-6 contribuisce alla progressione tumorale, alla genotossicità e all'instabilità genomica modulando il microambiente cellulare e i meccanismi di riparazione del DNA: in questo modo sostiene la sopravvivenza di cellule geneticamente danneggiate e aumenta il rischio di mutazioni durante la proliferazione cellulare.
Livelli elevati di IL-6 sono stati associati a:
• Artrite reumatoide: contribuisce al danno articolare e all'infiammazione sistemica
• Lupus eritematoso sistemico
• Sclerosi multipla: favorisce l'infiammazione neuroimmune
• Infiammazione endoteliale: favorisce l'aterosclerosi e le malattie cardiovascolari
Oltre alla sua azione proinfiammatoria, l'IL-6 ha un ruolo centrale nell'infiammazione cronica e sistemica. Per questo è considerata sia un marcatore clinico di riferimento sia un bersaglio terapeutico in un'ampia gamma di condizioni.
PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Livelli elevati di IL-6 contribuiscono ad aumentare la genotossicità e l'instabilità genomica, compromettendo la vitalità e la funzione delle cellule staminali e accelerando i processi di invecchiamento attraverso la promozione dell'infiammazione cronica e della senescenza cellulare.
Interleuchina-10 (IL-10)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-10
Monitorare i livelli di interleuchina-10 (IL-10) è essenziale per valutare l'equilibrio tra infiammazione e immunosoppressione. Livelli elevati possono indicare il tentativo dell'organismo di contrastare un'infiammazione acuta eccessiva o un'infiammazione sistemica. Al contrario, livelli bassi possono riflettere una risoluzione inadeguata dell'infiammazione, che aumenta il rischio di cronicizzazione e di danno tissutale.
Livelli anomali di IL-10 sono indicativi in particolare di condizioni autoimmuni, come:
• Artrite reumatoide: livelli ridotti di IL-10 possono essere associati a una maggiore infiammazione articolare
• Lupus eritematoso sistemico: i livelli di IL-10 possono essere elevati come meccanismo compensatorio per ridurre l'infiammazione
• Sclerosi multipla: livelli bassi possono aggravare la neuroinfiammazione
L'interleuchina-10 ha un ruolo cruciale nel mantenimento dell'omeostasi della mucosa intestinale, e livelli alterati sono associati a malattie come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa.
Nel contesto della genotossicità e dell'instabilità genomica, l'IL-10 svolge un duplice ruolo:
• Protettivo: riduce il danno al DNA causato dall'infiammazione cronica e dallo stress ossidativo
• Permissivo: può sostenere la sopravvivenza delle cellule danneggiate e contribuire alla progressione tumorale attraverso l'immunosoppressione
PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Una carenza di IL-10 può favorire stati infiammatori cronici, accelerando il processo di invecchiamento e compromettendo la funzione degli organi. Sebbene i suoi effetti antinfiammatori offrano in genere protezione contro genotossicità e instabilità genomica, livelli alterati o insufficienti di IL-10 possono contribuire indirettamente a questi problemi aumentando l'infiammazione. Ne derivano una ridotta vitalità delle cellule staminali e un'accelerazione dei processi di invecchiamento.
Interleuchina-12 (IL-12)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-12
Monitorare i livelli di interleuchina-12 (IL-12) è essenziale per valutare e modulare la risposta immunitaria in un'ampia gamma di condizioni, dalle infezioni croniche ai tumori, fino alle malattie autoimmuni e all'infiammazione persistente. L'IL-12 è una citochina cruciale nella regolazione dell'immunità innata e adattativa e fornisce informazioni preziose sulla capacità dell'organismo di rispondere a patogeni intracellulari, tumori e disturbi su base infiammatoria. L'IL-12 esercita effetti sia diretti sia indiretti sulla genotossicità e sull'instabilità genomica. Stimola la produzione di specie reattive dell'ossigeno (ROS), che causano stress ossidativo e danno al DNA, contribuendo così alla genotossicità. L'IL-12 ha un ruolo chiave soprattutto in patologie come la malattia di Crohn e la psoriasi.
PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
L'ambiente infiammatorio causato da livelli elevati di IL-12 favorisce l'invecchiamento dei tessuti sia direttamente (attraverso il danno cellulare) sia indirettamente (riducendo il numero di cellule staminali disponibili). Questa accelerazione della senescenza tissutale porta al declino della funzione degli organi e aumenta la vulnerabilità alle malattie croniche legate all'età.
Una regolazione inadeguata dell'IL-12 compromette la funzionalità del sistema immunitario, contribuendo al deterioramento delle risposte immunitarie e accelerando l'invecchiamento cellulare e tissutale.
L'IL-12, quindi, influenzando le risposte immunitarie e favorendo l'infiammazione, è associata a livelli elevati di genotossicità e instabilità genomica, fattori che riducono la funzionalità delle cellule staminali e accelerano il processo di invecchiamento.
Interleuchina-17A (IL-17A)
RUOLO DELL'INTERLEUCHINA-17A
L'IL-17A ha un ruolo centrale in molte malattie infiammatorie e autoimmuni, come psoriasi e artrite psoriasica, artrite reumatoide, sclerosi multipla, lupus eritematoso sistemico, malattia di Crohn e colite ulcerosa, oltre che nelle malattie infettive. Contribuisce ad attivare risposte infiammatorie prolungate e amplifica l'attività immunitaria. Stimolando il rilascio di citochine che inducono stress ossidativo e danneggiano il DNA, l'IL-17A favorisce l'infiammazione cronica e sostiene così, indirettamente, la genotossicità e l'instabilità genomica.
Inoltre, l'IL-17A aumenta il rischio di instabilità genomica alterando il microambiente cellulare, compromettendo i meccanismi di riparazione del DNA e favorendo le mutazioni genetiche.
Oltre al suo coinvolgimento nella patogenesi di numerose malattie infiammatorie e autoimmuni, l'IL-17A contribuisce anche alla disfunzione endoteliale e alla progressione delle placche aterosclerotiche. Livelli elevati sono associati a infiammazione vascolare e aterosclerosi.
CONCENTRAZIONE DELLE CELLULE STAMINALI E PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Un ambiente infiammatorio sostenuto da livelli elevati di IL-17A è particolarmente dannoso per le cellule staminali, perché induce senescenza cellulare e riduce la capacità rigenerativa di tessuti e organi. L'infiammazione porta a una riduzione della popolazione di cellule staminali e ne compromette la funzione rigenerativa.
Questo calo del numero e dell'attività delle cellule staminali contribuisce al progressivo deterioramento della struttura e della funzione dei tessuti, un tratto distintivo dell'invecchiamento e una condizione fortemente associata a un maggiore rischio di malattie croniche legate all'età.
Interferone gamma (IFN-γ)
RUOLO DELL'INTERFERONE GAMMA
L'interferone gamma (IFN-γ) è una citochina con funzioni sia proinfiammatorie sia regolatorie, essenziale per il sistema immunitario. Ha un ruolo cruciale nella regolazione delle risposte immunitarie, dell'infiammazione e della difesa contro infezioni e tumori. La sua azione, però, è associata anche a genotossicità e instabilità genomica, perché può contribuire al danno al DNA e all'alterazione dell'integrità genomica, in particolare attraverso l'infiammazione cronica, lo stress ossidativo e la risposta cellulare al danno.
L'IFN-γ è fondamentale nel contrastare le infezioni intracellulari di origine batterica, virale e parassitaria, grazie alla sua capacità di attivare i macrofagi, potenziare l'attività delle cellule presentanti l'antigene (APC) e stimolare le risposte immunitarie. Il suo rilascio persistente, tuttavia, può contribuire all'infiammazione cronica, come avviene nella malattia di Crohn e nella colite ulcerosa, mantenendo uno stato patologico. Nelle malattie autoimmuni, come l'artrite reumatoide, la sclerosi multipla e il diabete di tipo 1, amplifica l'attivazione immunitaria e aggrava il danno tissutale.
L'IFN-γ favorisce un microambiente pro-mutageno attraverso l'infiammazione cronica, compromette i meccanismi di riparazione del DNA e promuove l'instabilità genomica, soprattutto nei contesti tumorali. Sebbene possa aumentare l'espressione di molecole pro-apoptotiche per eliminare le cellule con danni al DNA, questo meccanismo può diventare inefficace in presenza di infiammazione cronica o di cancro, permettendo alle cellule geneticamente instabili di sopravvivere.
I principali meccanismi attraverso cui l'IFN-γ contribuisce alla genotossicità e all'instabilità genomica sono:
• Induzione di ROS e RNS, che causano un danno diretto al DNA
• Sostegno di un ambiente pro-mutageno attraverso l'infiammazione cronica
• Alterazione dei meccanismi di riparazione del DNA, con un aumento del rischio di mutazioni
• Modulazione del microambiente tumorale, che favorisce l'accumulo di instabilità genomica
ACCELERAZIONE DEI PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
Un'esposizione prolungata all'IFN-γ accelera la senescenza delle cellule staminali e l'invecchiamento delle altre cellule dei tessuti, contribuendo all'accumulo di cellule disfunzionali, al declino della funzione tissutale e quindi alla senescenza dei tessuti. I suoi effetti possono essere deleteri: favorisce la genotossicità, riduce la vitalità delle cellule staminali e accelera il processo di invecchiamento. Monitorare e modulare i livelli di IFN-γ è essenziale per limitare le complicanze legate al danno genetico nelle condizioni infiammatorie, autoimmuni e oncologiche.
Fattore di necrosi tumorale α (TNF-α)
FATTORE DI NECROSI TUMORALE α (TNF-α)
Monitorare i livelli del fattore di necrosi tumorale α (TNF-α) è essenziale per comprendere e gestire molte condizioni fisiopatologiche, in particolare quelle legate all'infiammazione cronica e all'autoimmunità.
Il TNF-α è una citochina proinfiammatoria ampiamente utilizzata come biomarcatore per valutare e monitorare l'andamento delle malattie. Nelle condizioni acute, come traumi, infezioni e ustioni, il TNF-α viene rilasciato rapidamente per avviare la risposta infiammatoria ed è quindi essenziale per l'attivazione del sistema immunitario.
Nelle condizioni croniche, invece, come artrite reumatoide, psoriasi e malattie infiammatorie intestinali, livelli persistentemente elevati di TNF-α contribuiscono alla patogenesi e alla progressione della malattia, e ne fanno un marcatore clinico e un bersaglio terapeutico. Il suo ruolo nell'infiammazione cronica, nell'aumento dello stress ossidativo e nella modulazione del microambiente cellulare e tumorale lega strettamente il TNF-α alla genotossicità e all'instabilità genomica.
Questo rende il TNF-α un protagonista centrale nel legame tra infiammazione cronica, danno genetico e malattie complesse come il cancro e i disturbi degenerativi.
CONCENTRAZIONE DELLE CELLULE STAMINALI E PROCESSI DI INVECCHIAMENTO
L'infiammazione e una produzione eccessiva di TNF-α possono alterare il microambiente che sostiene le cellule staminali, riducendone la capacità di autorinnovamento e inducendone la senescenza o la morte. Il TNF-α riduce l'efficacia rigenerativa necessaria per riparare tessuti e organi, contribuendo così ad accelerare l'invecchiamento.
In particolare, si osservano i seguenti effetti:
• Contributo alla senescenza cellulare: l'esposizione cronica al TNF-α può favorire la senescenza cellulare, un processo in cui le cellule smettono di dividersi e secernono diverse citochine e mediatori dell'infiammazione, aggravando ulteriormente l'infiammazione locale e il danno tissutale.
• Deterioramento della funzione tissutale: l'accumulo di danni al DNA, la perdita di cellule staminali funzionali e l'aumento della senescenza cellulare riducono la capacità del tessuto di ripararsi e accelerano il declino funzionale, fenomeni chiave del processo di invecchiamento.
Proteina C reattiva (hs-CRP)
RUOLO DELLA PROTEINA C REATTIVA AD ALTA SENSIBILITÀ (HS-CRP)
La proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) è un biomarcatore chiave per valutare lo stato infiammatorio dell'organismo. Viene prodotta soprattutto dal fegato in risposta a stimoli infiammatori mediati da citochine come IL-6 e TNF-α. Nella pratica clinica, la hs-CRP è usata per valutare, monitorare e gestire condizioni infiammatorie e croniche, oltre che per stimare il rischio cardiovascolare. Il suo significato, però, va oltre il monitoraggio dell'infiammazione, perché è strettamente associata alla genotossicità e all'instabilità genomica, in particolare nel contesto dell'infiammazione cronica.
La hs-CRP riflette l'intensità dell'infiammazione sistemica e subclinica. Livelli elevati o persistentemente alti di hs-CRP si osservano in:
• Malattie autoimmuni, come artrite reumatoide, lupus eritematoso sistemico e vasculiti
• Malattie infiammatorie intestinali, tra cui la malattia di Crohn e la colite ulcerosa
• Condizioni metaboliche croniche, come obesità, diabete mellito di tipo 2 e sindrome metabolica
Inoltre, livelli moderatamente elevati di hs-CRP sono indicativi del rischio cardiovascolare, perché segnalano un'infiammazione della parete vascolare, che ha un ruolo nella progressione dell'aterosclerosi, dell'infarto del miocardio e dell'ictus.
Seppure in modo indiretto, la hs-CRP ha un ruolo significativo nei processi genotossici e di destabilizzazione del genoma, attraverso i seguenti meccanismi:
• Infiammazione cronica: gli stati infiammatori persistenti favoriscono un microambiente pro-mutageno caratterizzato da stress ossidativo e dal rilascio di specie reattive dell'ossigeno (ROS) e dell'azoto (RNS), che causano danni al DNA
• Modulazione del microambiente cellulare: l'infiammazione cronica altera i meccanismi di riparazione del DNA, aumentando il rischio di mutazioni somatiche. Questo effetto è particolarmente evidente nei tessuti esposti a infiammazione cronica, come il colon (ad es. colite ulcerosa) e il fegato (ad es. steatoepatite non alcolica)
PROTOCOLLO ESTESO
Nell'ambito di un approccio integrato, si consiglia di affiancare all'analisi dell'infiammazione sistemica i seguenti test inclusi nel protocollo BIOXPACE:
IMMUNEXPACE: valutazione dell'equilibrio del sistema immunitario
Valuta l'equilibrio e l'efficienza funzionale del sistema immunitario. Il sistema immunitario contribuisce alla risoluzione dell'infiammazione sistemica soprattutto attraverso l'eliminazione delle cellule senescenti, che sostengono i processi infiammatori rilasciando specifiche molecole di segnalazione.
Quando il sistema immunitario è indebolito, le cellule senescenti non vengono eliminate in modo efficiente e si accumulano progressivamente nei tessuti, perpetuando l'infiammazione cronica.
SENEXPACE: monitoraggio della senescenza cellulare
Valuta la senescenza cellulare, un meccanismo di difesa che impedisce la proliferazione incontrollata di cellule con DNA danneggiato e un elevato potenziale tumorigeno.
Le cellule senescenti, però, rilasciano segnali infiammatori che contribuiscono a diffondere l'infiammazione in tutto l'organismo, innescando risposte infiammatorie sistemiche.
HELIXPACE: valutazione del danno al DNA e della sua riparazione
Valuta l'integrità del DNA e l'efficienza dei meccanismi di riparazione. L'infiammazione cronica può compromettere i processi di riparazione del DNA, portando all'accumulo di danni genetici e a una maggiore instabilità genomica.
Questo test misura il danno genotossico e valuta la capacità dell'organismo di mantenere l'integrità del genoma.
GUTXPACE: analisi del microbioma intestinale
Analizza la composizione e l'equilibrio del microbioma intestinale. La disbiosi (squilibrio microbico) può contribuire all'infiammazione sistemica attraverso la produzione di metaboliti proinfiammatori e l'aumento della permeabilità intestinale.
Un microbioma equilibrato sostiene la funzione immunitaria e aiuta a regolare le risposte infiammatorie.
NANOXPACE: analisi di nano e microplastiche
Misura la presenza e la quantità di nano e microplastiche nel circolo sanguigno. Il sistema immunitario riconosce queste particelle estranee e avvia una risposta immunitaria che contribuisce a uno stato di infiammazione.
L'accumulo progressivo di nano/microplastiche favorisce la genotossicità e l'instabilità genomica, accelerando infine i processi degenerativi dell'invecchiamento.
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Contenuti scientifici revisionati dal Comitato Scientifico di Bioscience Institute. · Ultimo aggiornamento
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